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I Tarantolati di Tricarico (Basilicata) I Tarantolati di Tricarico (Basilicata) |
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I Tarantolati di Tricarico www.tarantolatiditricarico.org
Il gruppo dei Tarantolati di Tricarico, nato nel 1975, deve i suoi allori al mitico locale romano FOLK STUDIO diretto da Giancarlo Cesarone. Già dall'uscita del primo LP si è differenziato dagli altri gruppi di musica folk nazionali per il suo grande spessore ritmico, trascinante, di impatto immediato, oseremo dire globale in quanto non è necessaria nessuna tecnica esecutiva, ma esplica un atteggiamento che ogni comune mortale è in grado di eseguire partecipando emotivamente con qualsiasi mezzo. Da questa premessa tutti i noti musicisti italiani si sono cimentaticon il gruppo in varie session che sono state affrontate senza nessuna preparazione ma pura e semplice improvvisazione. Il più delle volte ha mandato in delirio le platee, vedi "Bruxelles 1978 : ROCK AGAIN RAZISM", si è confrontato in Brasile con un gruppo di samba della PRIMA SCUOLA DI SAMBA DI RIO DE JANIERO. Oltre a quanto sopra, si citano le collaborazioni con Dario Fò (Palazzina Liberti Milano), Roberto Benigni, Renato Carosone, Guccini, Francesco De Gregori, Il canzoniere del Lazio, Nuova Compagnia di canto popolare. Numerose le trasmissioni televisive sulle reti RAI, in particolar modo: 1° MAGGIO NOCERA TORINESE diretta RAI2 - GATTA MAMMONE in prima serata RAI2 - ITALIA BELLA MOSTRATI GENTILE - GEO & GEO - SERENO VARIABILE
Da sempre si propone di fare e dare energia in movimento.Il cuore della tradizione di Tricarico, i tamburi e l'acquasantiera.Messa da parte l'acquasantiera, i tamburi e il fiasco di vino.Celebrazioni laiche e pagane restituite al calore di piazze affollate che, sotto l'austerità dell'inesorabile bum bum, portano avanti lo spregio tradizionale per le ingiustizie quotidianamente subite.Reazioni dirette senza mediazioni cantate con perizia e suonate con rigore.Gli impossessati alla riscossa, alla caccia della gatta mammone, lei è responsabile di ogni cosa....da anni sottraggono all'erosione del tempo ed alla scomparsa delle vecchie generazioni il prezioso passaggio di un ricordo. Un atto sonoro che è un atto di fede, sopravvivenza e materia viva.Da queste parti la trance paradossalmente come in una discoteca raggiunge le ore piccole. La possessione scioglie il passo di danza e le mani, sulle corde della chitarra o sulle pelli tirate dei tamburi, proseguono inesorabili la loro corsa verso l'ossessione.Catartica come ogni atto liberatorio, necessaria come ogni sana emozione….
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Gli echi del mondo contadino e dei popoli oppressi, il respiro profondo del passato, i riti tribali danze remote e suono melanconico, una miscela remota ed empirica di fenomeni tradotti con maestria e gusto, senza per questo trascendere dalle esperienze individuali, tutto ciò rasenta i confini della storia passata e presente. Questa musica, nasce dalla nostra anima, dalla nostra terra e la continuiamo a narrare, con quel tanto di ironia e allegoria che non guasta. La nostra opera è quella di interpretarla con una chiave di lettura fresca e coinvolgente. Il lavoro intrapreso da circa 30 anni or sono, continua a trasmettersi esattamente com'è, com'è nata, ma anche come continua ad evolversi, in altre parole: musica che viaggia da sola, cercando di fiutarla, intuirla, viverla e trasmetterla. Alcuni canti sono restituiti ai veri proprietari di questo grande immenso lavoro, ricostruendoli nella loro integrale versione, solo nell'intento di lasciare viva una esperienza di un passato che si svolge oralmente (non a caso gli antichi cantori dell'epoca greca i mnemones e gli aedi avevano il difficile compito di trasmettere oralmente le vicende del loro vivere, alle generazioni future), se si tiene conto dell'area mediterranea e pertanto gli insediamenti da parte dei Greci nella nostra regione, tutto ciò si sposa perfettamente. Ma noi non siamo il passato, siamo anche e soprattutto il presente ed ecco affiorire contaminazioni manipolate, artefici contemporanei (se è vero quello che oggi comunemente è identificato come musica rap per i Tarantolati di Tricarico è indicata come scioglilingua). Ogni percorso, ogni attimo di dolore o di gioia trasfonde in questi suoni. Le canzoni affondano a piene mani nel repertorio tradizionale, se ne nutrono e si ricompongono nel modulare di arrangiamenti che richiamano la frenesia ritmica e la grande suggestione del Mediterraneo. Le melodie, inevitabilmente, danno spazio ai sapori forti della terra lucana. E la musica che pure ha origine dalla fibrillazione di tutte le anime del Sud, lasciano spazio alla malinconia e al languore della Lucania con il suo dialetto forte e caratteristico, tale da avere una sua unica cantabilità. Non importa dove si sceglie di vivere: la lucanità è una malattia che ti porti dentro, e che ti fa condurre un'esistenza sospesa tra sogno e immaginazione, che ti fa agognare il desiderio di vivere e la voglia di cambiare. E la Lucania si coglie fino in fondo per quel romanticismo che colora le serenate e che si sposa, così naturalmente, con le parole dure della lotta, i canti modulati in quei tramonti leggendari del popolo contadino che abbandonava i campi. Ma che sempre, su quella terra, sarebbe tornato. E’ tutta qui la potente Madre della produzione dei Tarantolati di Tricarico: storia, carne, sangue, cervello, rabbia, amore.