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Festa della Pita
Una tradizione che si rinnova
Da domenica 27 aprile 2008 a venerdì 2 maggio 2008
Alessandria Del Carretto (Cosenza - Italia)
La celebrazione religiosa della festa dedicata a S. Alessandro (3
maggio) è preceduta dal rito della "pitë", che si svolge l’ultima
domenica di aprile, e che consiste nel taglio e trasporto in paese di un grosso abete.
La
manifestazione è simile ad altre dell’area lucana: Accettura, Rotonda,
Viggianello, ecc., ma a differenza di queste, dove l’albero è tirato da animali, ad Alessandria il trasporto viene effettuato da uomini "con una tecnica di grande presa spettacolare" (G. B. Bronzini).
Durante il trasporto della pianta, che è sempre preceduta dal "cimahë" (parte sommitale dell’
abete
che viene reciso con una tecnica particolare per far sì che i rami
restino integri), partecipa tutto il paese dai più vecchi ai ragazzi che "tirano"
"u traviettë", una piccola trave di legno. Una volta veniva utilizzata
per questa festa l’esemplare di abete più superbo, ora si
sceglie,
in genere un albero abbattuto dalle intemperie invernali. Durante il
trasporto che viene effettuato tra canti, balli, grosse libagioni e
spari
di mortaretti, giunti alla Difisella ci si ferma per
rifocillarsi con un pranzo a base di prodotti tipici: capretto
arrostito, "misceruhë e pallaccë" (funghi Prugnolo di maggio con un
prodotto caseario simile ad una mozzarella), "stigliohë" (interiore di
capretto), "gliommeriellë" (involtini di carne), e altro ancora, tutto
innaffiato con squisito vino
locale. Il trasporto termina, la sera, tra canti e balli, nella piazzetta S. Vincenzo.
Il
pomeriggio del 2 maggio, richiamati dal suono della campanella della
Cappella di S. Vincenzo, si riuniscono i volontari che penseranno a
squadrare e pulire l’abete. Una volta, si provvedeva anche a piallarlo
con accuratezza, per rendere il fusto ben levigato (veniva anche
strofinato con grasso di animale "u sivë"!), in modo da rendere più
difficile l’impresa agli arrampicatori. Il 3 maggio, di buon mattino,
giovani ed anziani si riuniscono nella solita piazzetta di S. Vincenzo;
viene apprestato, con
cura, l’innesto del "cimahë" all’abete,
mediante "tortë" (specie di fune ricavate, con un antico procedimento,
da rami di pruno selvatico) e con l’inserimento delle "vrocchë" (grossi
cavicchi di legno), quindi dopo avervi appeso i premi per coloro che
riusciranno a salirvi, si iniziano, al suono
di organetti, ciaramelle, banda musicale, le operazioni per drizzare l’albero.
Queste
operazioni vengono fatte utilizzando esclusivamente scale, travi legate
e pertiche (agli inizi del ‘900, durante la prima guerra mondiale, D.
Alessandro Napoli, mancando il personale perché al fronte, pensò di
acquistare un macchinario per eseguire questa operazione… per poco non
finiva in tragedia!).
Una volta tirata su la "pitë", nell’apposita buca,
la
stessa viene fermata con corde, puntelli e pietre, è solo in questo
momento che può suonare la campana che annuncia la messa, al termine
della quale c’è la processione. Anni fa era possibile vedere precedere
la
processione da alcuni giovani che muovevano con destrezza ed
abilità, mantenendola in equilibrio, un pertica di legno, alta più di
tre metri, ricoperta con un panno e terminante con uno stendardo con
l’immagine di S.Alessandro, era il cosiddetto " gioco del palio".
Il pomeriggio, verso le ore 16, iniziano i tentativi di salita dell’abete, che deve avvenire solo
con
l’uso delle braccia e delle gambe e tra i tanti che tentano solo pochi,
da qualche tempo in genere una o due persone, riescono ad arrampicarsi
e una
volta sopra, si esibiscono in giochi di acrobazie, che fanno
star con il cuore in gola chi guarda, visto che tutto ciò avviene a 18
metri di altezza e raccolgono i premi che vi sono stati posti. Da pochi
anni è invalso l’uso della corda di sicurezza.
Terminate le scalate (anni fa si procedeva a
tirare
colpi di fucili, caricati a palle, per cercare di far cadere il ramo
con l’etichetta del premio riservato ai cacciatori), l’albero viene
buttato
giù. La caduta della "pitë" è salutata con un applauso e
tutti i presenti prelevano un rametto con foglie di abete che si
porteranno dietro per ricordarsi di S. Alessandro, della sua festa e di
Alessandria.
Per gli Alessandrini lontani dal proprio paese è un
modo di portarsi dietro un pò di quella festa; è un modo per ricordare
e per cercare di vincere, così,
anche la nostalgia.
a cura di Ettore C. Angiò
Informazioni
Comune di Alessandria del Carretto
Piazza Municipio
87070 – Alessandria del Carretto (CS)
Tel. 0981.53006
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