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Lenola (LT)
La Processione delle “terr terr”
di Pierluigi Moschitti
Questa processione prende il nome dalle traccole, in
dialetto indicato con il termine onomatopeico di “terr terr” (con le “e”
chiuse”), che è uno strumento di legno che produce rumore facendo roteare una
ruota dentata su una lamella. Costruita dai falegnami, la “terr terr” ha avuto
uno dei suoi ultimi costruttori a Lenola;
conosciuto come “ Iucciu d’
Burdolla”, questo antico artigiano è scomparso recentemente.
Il corteo religioso, che ha luogo il giovedì santo a Lenola,
vede la presenza soprattutto dei bambini ed è un valido esempio di connubio tra
sacro e profano… e vediamo perché:
Dalla chiesa parrocchiale partono tre confratelli della
congrega di S. Giovanni, uno porta lo stendardo raffigurante la Madonna Addolorata,
un altro la navicella con l’incenso, l’ultimo una candela. Sono vestiti con una
tonaca bianca con alla vita della stoffa rossa come cintura. A loro si uniscono
i fedeli per dare vita ad una processione che si snoderà per le strade ed i
vicoli del centro storico. La particolarità sta nel fatto che tutti quelli che
partecipano, hanno con loro delle “terre terre” o qualsiasi altro oggetto che percosso
faccia rumore. Tra la folla possiamo trovare pentole, padelle, barattoli, coperchi,
fogli di alluminio, campanelli di bicicletta ed altro a gusto personale, dando anche
spazio alla fantasia ed alla creatività. Il rumore assordante che accompagna la
processione si ferma solo quando, in diversi punti del percorso, vengono
effettuate delle soste ed i tre della congrega intonano strofe votive all’Addolorata.
Alla fine la processione rientra in chiesa ma tutti gli
oggetti usati per produrre rumore, devono essere lasciati fuori, sul sagrato.
Questo rituale, per quanto riguarda la parte pagana, ha
indubbiamente origini pre cristiane. E’ infatti sin dai tempi dell’ antica
Grecia che gli strumenti a percussione venivano usati per allontanare le entità
negative e gli spiriti maligni permettendo al nuovo che arriva, di non essere
ostacolato. E il un “nuovo che arriva” è appunto la primavera, stagione in cui
la natura si risveglia dopo la pausa invernale. La parte sacra, invece, che
prevede soste in diversi punti del percorso, indubbiamente fa riferimento diretto
al Calvario di Cristo.
Il periodo in cui ricade la Pasqua risulta un passaggio
importante, celebrato nelle diverse culture: Gli ebrei ne festeggiano la
liberazione dalla schiavitù, i cristiani la morte e resurrezione di Cristo.
Nella tradizione agropastorale, legata al ciclo delle stagioni, è il “primo
plenilunio dopo l’equinozio di primavera” e cioè la prima notte di luna piena
quando la durata del giorno e della notte coincidono. Anche in questo caso la
cristianità fa suo un rituale pagano, tanto che festeggia la Pasqua non in un giorno
fisso dell’anno ma, appunto, la prima domenica di plenilunio dopo il 21 marzo (equinozio
di primavera). Se consideriamo, inoltre, che la parola Pasqua in
greco ed in ebraico significa appunto “passaggio” ed in latino vuol dire
“pascolo”, probabilmente il periodo pasquale era anche il momento in cui i
pastori praticavano la transumanza, quando lasciavano le pianure per portare i
loro greggi in montagna dove la vegetazione rifioriva dopo la pausa invernale.
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