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Le Launeddas

LE LAUNEDDAS

ORGANOLOGIA E ORIGINI

Col termine "Launeddas" si definisce un aerofono ad ancia semplice (clarinetto) costituito da tre canne, strumento tipico della Sardegna meridionale. Sicuramente molto antiche, le prime attestazioni sono infatti relative al ritrovamento di un bronzetto nuragico del VIII-VII sec. a.C., sono rimaste per lo più inalterate nell'aspetto e nelle caratteristiche costruttive (ancora oggi si utilizza la comune canna di fiume). Le "Launeddas" si possono inscrivere in quella famiglia di aerofoni policalami tutt'ora presenti nel Mediterraneo (Argoul egiziano, Zumr maghrebino) aventi come antenati comuni i clarinetti bicalami egizi e sumeri. La caratteristica peculiare delle "Launeddas" è la presenza, oltre alla canna di bordone (la più lunga, priva di fori, denominata "Tumbu"), di due canne melodiche. La canna intermedia, detta "Mancosa manna" è legata al Tumbu con uno spago e assieme vengono tenute dalla mano sinistra; quella più piccola, "Mancosedda", è tenuta con la mano destra. Le due canne melodiche sono provviste di cinque fori quadrangolari: quattro per le dita più uno detto "arrefinu", utilizzato per correggere l'intonazione con l'applicazione di cera d'api. All'estremità delle tre canne viene infisso un cannellino, "sa cabitzina", nel quale è ricavata, per incisione di tre lati, l'ancia.

LA RESPIRAZIONE CIRCOLARE

Le "Launeddas" vengono suonate con la tecnica del fiato continuo, particolare metodo di insufflazione che permette di incanalare una colonna d'aria continua all'interno dello strumento. Questa singolare tecnica, già nota e utilizzata nella musica colta Medioevale e Rinascimentale è ancora oggi largamente diffusa in vari paesi del Mediterraneo (diverse zone Balcaniche e del Nord Africa) e non solo (la stessa tecnica è utilizzata dagli Aborigeni per suonare il Digeridoo). La tecnica del fiato continuo consiste nell'accumulo, durante la fase di espirazione, di una riserva d'aria all'interno delle guance che viene gradualmente espulsa nel momento in cui il suonatore inspira col naso. Grazie a questa tecnica è possibile alimentare una colonna d'aria continua tale che il suono dello strumento non venga, in nessun momento, interrotto.

I CUNTZERTUS

Il rapporto tra i suoni di base delle tre canne e tra le cinque note delle due canne melodiche non è costante; ciò fa si che, al variare di tale rapporto, si costituiscano differenti "cuntzertus", nome utilizzato per indicare differenti tipi di strumenti. Ogni "cuntzertu", che può essere costruito nelle diverse tonalità, si differenzia dagli altri per il singolare modello scalare (comunque compreso all'interno della scala maggiore), e per il nome che lo identifica (Fiuda, Mediana, Mediana a pipia, Fiorassiu, Punt'e organu, Ispinellu, ecc.). Ad ogni "cuntzertu" corrispondono delle suonate specifiche non eseguibili con gli altri strumenti.

IL REPERTORIO

Il repertorio delle "Launeddas" è legato principalmente alle occasioni cerimoniali nelle quali, in passato più che oggi, svolgeva una funzione fortemente aggregante e socializzante. Nelle occasioni cerimoniali sacre (cerimonie religiose) le "Launeddas" sono utilizzate per accompagnare la Liturgia della Messa e le Processioni, ma è nelle feste profane, nell'accompagnamento dalle danze e dai balli collettivi, che si manifesta la massima espressività di questo strumento. Esistono inoltre diverse occasioni in cui le "Launeddas" perdono il loro ruolo di strumento solista dominante e vengono utilizzate per accompagnare la voce nei brani cantati. La struttura musicale dei balli, particolarmente ricca, è basata sullo sviluppo ritmico-melodico di moduli tematici noti (detti nodas), basandosi sul principio dell'iterazione microvariata, caratterizzato da una ricerca dell'equilibrio tra la trasformazione continua e il rispetto dell'unità tematica.

LE LAUNEDDAS OGGI

Oggi il mondo delle "Launeddas" è sicuramente vitale e in evoluzione, sono infatti numerosi i giovani che si avvicinano a questo strumento grazie anche alla diffusione di scuole e di sussidi didattici specifici. Da una parte persiste ancora un'utilizzo basato sul rispetto del repertorio e delle occasioni tradizionali; mentre, dall'altra, si è sviluppato un filone basato sulla sperimentazione. Non sono infatti rari gli esempi di utilizzo delle "Launeddas" in formazioni isolane e non aperte alle contaminazioni (Sonofficina, Cordas et Cannas, A. Branduardi, Agricantus). Inoltre l'arcaicità, legata alla grande forza espressiva di questo strumento, è stata un forte elemento di attrazione per noti personaggi legati alla scena più prettamente jazzistica (P.Fresu, E.Rava, E. Parker, D. Liebman e O. Coleman).

MARCO LUTZU

fonte: www.cupacupa.it 
 

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