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La Pizzica

Tarantelle della Puglia 

La Pizzica

Attorno all’anno 1000, i Saraceni si erano insediati nell’Italia meridionale, in particolar modo a Lucera in provincia di Foggia, rimanendovi per quasi un secolo ed incrementando i rapporti commerciali con il Salento. Dopo le lunghe giornate di lavoro, si distraevano cantando e ballando; un po’ più tardi cominciarono ad essere vittime del morso della tarantola, un terribile ragno che procurava gravi malattie e febbri molto alte. Il rimedio era quello di sudare per espellere, insieme al sudore, anche il veleno iniettato.

Quale miglior modo se non ballare sulle note sfrenate del ballo Saraceno?

Proprio dal “pizzicare” della tarantola o "taranta", che deriva il nome dato a questo genere musicate: La pizzica.


Su un ritmo terminato incessante, con accenti in battere e, a discrezione dell’esecutore, in levare, i temi della Pizzica sono pressoché gli stessi: la canzone apre con questo distico: “Pizzicarella mia pizzicarella lu camanatu tuo pare ca balla” che incita la malata ad alzarsi e a ballare; seguono invocazioni a “Santu Paulu miu”, protettore di Galatina, per “rendere la grazia alla signorina”.


Molto interessante è vedere come questo santo, “Santu Paulu miu de le tarante” o “de li scurzuni” (dei ragni o dei serpenti) che pizzica le ragazze “in mezzo all’anche”e i ragazzi “alli cujuni”, viene introdotto nel mondo erotico dei malati proprio per scavare nella personalità di questi e annullare la presenza dell’insetto
.

Ai giorni nostri sopravvivono tre forme di Pizziche di una volta:

La Pizzica – Tarantata 

Danza Terapeutica 

Individuale o collettiva, essa prende origine dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantolati” e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina.
L’esorcismo poteva svolgersi anche in privato, tra le mura domestiche, con l’ausilio di tamburelli, violini, armoniche a bocca e altri strumenti musicali. La paziente (tarantata) ballava per ore fino a quando, stremata, stramazzava al suolo priva di sensi, potendo così riposare temporaneamente; il tormento non era infatti finito e puntualmente si faceva sentire al sopraggiungere dell’estate successiva. Per decenni non si è più parlato di tarantate e riti di esorcismo: considerate come sinonimo di arretratezza e vergogna, sono state rimosse e dimenticate. Oggi il tarantismo è in sostanza scomparso; resta solo un ricchissimo bagaglio culturale fatto di canti, leggende, musica e parole che sono stati riscoperti ed esportati nel resto d’Italia e fuori nazione.

La Pizzica de Core o Pizzica-Pizzica

Si danza soprattutto in occasione di feste popolari, di matrimoni, battesimi e feste familiari. Si tratta di una danza "saltata" di coppia mista e ritmo veloce che viene ballata da tutti, grandi e piccoli, diventando espressione di sentimento di gioia. La pizzica “de core” rappresenta bene i sentimenti d'amore, la passione e l'erotismo.

E' una danza di corteggiamento durante la quale i due ballerini si avvicinano, ma non si toccano mai. Tutto si svolge con uno scambio di sguardi, più o meno provocatori, una serie di gesti che rivelano, da un parte, il desiderio dell'uomo di godere delle grazie della donna e, dall'altra, quello di lei di essere corteggiata dall'amato al quale, però, sfugge se questi prova ad avvicinarsi.
Un elemento importante nel ballo è il fazzolatto che la donna sventola, in segno di elegante provocazione agli occhi dell'uomo, il quale non può prenderlo se non con il consenso dell'amata.
In questo ballo non c'è uno schema ben preciso di passi: è semplicemente tutto affidato al proprio sentire. Si tratta di saltelli sincronizzati al ritmo dei tamburelli che, accompagnati dai diversi strumenti (mandolino, flauto, nacchere, violino, chitarra ed armonica), sembrano rimarcare il ritmo del cuore.

La Pizzica - Scherma o Danza delle Spade

  

E' un ballo che va di scena durante la celebrazione di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano nella notte tra il 15 ed il 16 agosto.
E' una danza rituale di coppia, a tema antagonista, che in passato prevedeva la presenza di coltelli (Danza delle Spade) nelle mani dei danzatori e radunava i migliori suonatori di tamburello attorno ad interminabili ronde di danze e sfide che si prolungavano per tutta la notte. Oggi i coltelli sono sostituiti dalle dita: indice e medio della mano colpiscono il petto dell'avversario; tutt'attorno è musica e rullare di tamburelli a cornice.
La scherma è danzata soprattutto da uomini e si accompagna bene anche con l'armonica a bocca.

Lo scopo della danza è quello di colpire l'avversario e ogni gesto simula i movimenti tipici della lotta con i coltelli seguendo delle fasi fisse di combattimento. Bisogna rispettare delle regole: non voltare mai la schiena all'altro, essere sempre vigili e tenere bene le distanze. Nel ballo sono coinvolti solo due ballerini, che vengono sostituiti uno per volta da qualcuno del pubblico. Quest'ultimo, un tempo costituito da gente inorridita, è oggi composto da turisti e curiosi che danzano, cantano, battono le mani e, all’occasione, si sfidano... all'ultimo ballo.

Fonti:
  • "Mò vene Natale" di Pierluigi Moschitti / Sistema Bibliotecario "Sud Pontino", collana "Memorie del territorio" 
  • "La Pizzica Salentina" - Sito Web
 

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