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La tammorriata

LA TAMMORRIATA

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La tammorriata,è senza dubbio una delle più sensuali forme di ballo ed affonda le sue origini nelle antiche danze greche e, probabilmente, nelle antiche danze delle genti campane come i sanniti. Alcune di queste antiche danze infatti, presentavano gesti caratteristici che si ripropongono nella figurazione tematica dell'odierno ballo su tammorra; questi sono testimoniati da citazione letterarie, dipinti, raffigurazioni su vasi, da un'infinità di sculture e bassorilievi disseminati in vari musei del mondo.

Per nostra fortuna e nonostante i secoli trascorsi la tammorriata ha mantenuto i tratti fondamentali delle antiche danze, continuando a rappresentare i riti della sessualità e della fertilità connessi alla terra intesa come madre di ogni cosa e, quindi, fonte della vita.

Quelli riproposti nell'odierna danza campana sono soprattutto due: il primo è la “cheironomia”, cioè la posizione assunta dalle mani nel corso del ballo, molto importante poiché attraverso di essa si esplicitano particolari sentimenti ed emozioni; il secondo gesto e il saltare di tipo demoniaco che agita tutto il corpo. Entrambi questi movimenti erano eseguiti dai satiri, figure mitologiche devote al culto di Dioniso e Cibele.

La danza dei satiri descritta, probabile antenata della nostra tammorriata, si chiama “sìkinnis” e si ballava nel “naos”, il tempio divino.

Altro importante elemento di questo tipo di danze rituali è il luogo dove si svolgono

Per i popoli antichi era lo spazio antistante il tempio del dio, oggi, in una ideale continuità, il sagrato o la piazza antistante la chiesa della Madonna o del Santo.

La tammurriata esprime rappresentazioni rituali che non riguardano mai il quotidiano, ma tutto ciò che il quotidiano nega e reprime. Non deve, quindi, essere associata alla tradizionale danza d'amore, cosa che invece può rappresentare la tarantella. Durante l'esecuzione si formano spontaneamente dei cerchi con tutti i presenti all'interno: suonatori, cantatori e spettatori, nel suo interno la danza si svolge regolarmente sempre sulla ritmica dello schioccare delle  castagnette, tenute in mano un po' da tutti  tra gli sguardi fissi e reciproci dei ballatori.

In alcuni momenti di spontaneo eccitamento, però, la frase musicale tende a stringere gli accenti; in questo momento uno dei due danzatori comincia ad assumere un ruolo aggressivo di evidente atteggiamento amoroso o di sfida , assecondato o scacciato dall'altro. Quest'ultimo può allora indietreggiare, perché incalzato dal compagno o dalla compagna, oppure decidere di accettare il corteggiamento o il duello.

Questa fase del ballo è la più coinvolgente e frenetica ed è chiamata rotella o “vutata”. La |”vutata”è il simbolo della sfida o dell'accoppiamento, ma può risultare un rifiuto da parte della donna nei confronti dell'uomo che la sta corteggiando; la coppia, allora, si può spezzare  in questo momento e può entrare un altro personaggio come nuovo potenziale corteggiatore. In questa fase si modificano anche la ritmica e la parte cantata, infatti la tammorra batte in uno, il cantate canta su una nota sola molto prolungata  o aggiunge dei versi più brevi per seguire i due danzatori che girano su loro stessi quasi incatenati.

Non c'è limite di tempo alla danza essa non è soltanto frenesia, e neanche semplice stato di ebbrezza, ma è puro invasamento divino. Non esiste scuola per imparare questo ballo, ma solo iniziazione; quando si è ragazzi si comincia a ballare con gli anziani ed allora bisogna solo seguire i passi senza prendere l'iniziativa. Seguire lo sguardo di colui che guida è importantissimo, soltanto guardandosi sempre negli occhi si può entrare perfettamente in sintonia.

La tammorriata descritta sino ad ora ha delle caratteristiche ben precise, ma vi sono delle differenze a secondo dei luoghi dove si balla; vicino al mare ed in pianura la danza è stata sempre considerata un avvicinamento sensuale ed amoroso, mentre tra le montagne la necessità di conquistare le vallate le hanno conferito delle caratteristiche più dure e scattanti, quasi guerresche. La tammorriata scafatese è la più ballata ed  è essenzialmente di natura sensuale; la paganese è più saltellante, i ballerini presentano pochi momenti di attaccamento e la stessa vutata li mantiene distaccati. In questo  caso, il corteggiamento sembra lasciare il posto ad una sfida tra i ballatori .Un altro tipo di tammorriata è la giuglianese; la sua caratteristica principale è costituita dalla presenza del flauto (sisco) ed il ritmo è più veloce, quasi ossessivo.

L’Avvocata ( la Madonna di Maiori) è l’unica tammorriata che si può suonare con più tammorre.

"Mò vene Natale" di Pierluigi Moschitti / Sistema Bibliotecario "Sud Pontino", collana "Memorie del territorio".
 

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