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La Viddaneddha

Tarantella Calabrese

La viddhaneddha

La viddhaneddha è una danza popolare tipica del territorio reggino. Anche se la musica popolare calabrese e reggina in particolare è stata oggetto di ricerche particolarmente approfondite da parte di studiosi illustri come il maestro Pasquale Benintende e come Mandalari, Basile ed  LombardiSatriani che si sono interessati all'aspetto letterario-sociologico della tradizione musicale-popolare calabrese, manca del tutto un riferimento specifico a questa danza popolare comunemente detta viddhaneddha che viene sbrigativamente definita come una sottospecie di tarantella, alterandone anche la denominazione, quasi a volerne mascherare le origini plebee. Essa possiede caratteristiche musicali  molto simili alla tarantella pugliese e romana , infatti sia queste che la viddhaneddha sono danze a ritmo binario ma presenta anche  differenze nel metro ritmico che nella tarantella pugliese e in quella romana, è caratterizzato dalla continuità dei "tre più tre" accenti di ogni misura, mentre nella viddhaneddha questi accenti sono intercalati da pause (cioè da "silenzi”).Va detto che la tarantella è stata "nobilitata" da grandi musicisti come Rossini  (celeberrima la tarantella "Ha la luna in mezzo al mare..."), Florimo (famosa anche la sua lirica che si intitola proprio "La tarantella" il cui testo è dovuto a De Lauzieres), Verdi (compose una tarantella per l'opera "I vespri siciliani") e perfino Strawinskij che ha inserito una tarantella nel balletto "Pulcinella". 

Oltre al famoso salterello romano e alla taranta pugliese e campana, altro possibile "parente" della viddhaneddha è il trescone, danza molto vivace a ritmo binario originaria della Toscana (e quindi una danza etrusca). Questa danza prevede, nella sua esecuzione un caratteristico scambio di fazzoletti. Diciamo che le affinità coreografiche possono essere abbastanza rilevanti, confrontando la viddhaneddha con le  danze che abbiamo citato: tutte prevedono una esecuzione a coppie con atteggiamenti di corteggiamento dell’uomo nei confronti della donna o di lotta tra uomini. Forse genitrice di tutte le danze popolari analoghe è  la giga irlandese che è una danza che, dalle origini popolari diventa composizione "dotta" già nel secolo XVII mentre il legame popolaresco delle altre danze si accentua attraverso una "semplificazione" del ritmo (nella giga della musica strumentale settecentesca il metro rimane ternario nei suoi accenti principali mentre la giga popolare è in ritmo binario. Da dove ha origine, quindi, la viddhaneddha calabrese? Forse la risposta la potremo avere dopo aver esaminato gli strumenti caratteristici che accompagnano il ballo. Strumenti caratteristici impiegati nella esecuzione di questa danza sono, attualmente, l'organetto ed il tamburello. L'organetto èvenuto a sostituire la ciarameddha (si chiama così nel reggino questo strumento che, chissà per quale senso di frustrazione, si tenta di "italianizzare" chiamandolo zampogna, cornamusa, ecc.) la quale, a sua volta, si trovò al posto di un altro strumento un po' faticoso da suonare che risale alla tradizione magnogreca:  l'aulos, impropriamente tradotto flauto, ovvero il suo più robusto fratello, il diaulos (doppio aulos), strumento musicale di una altissima civiltà quale è testimoniata dai reperti custoditi nel museo di Reggio. Fra questi reperti spicca un aulos di osso risalente al VI-V sec. a.C. proveniente da una tomba di Locri: uno strumento perfetto la cui integrità è fonte di meraviglia. Oltre a questo aulos vi sono diverse e significative testimonianze dello strumentale classico in pitture vascolari di produzione attica ( trovate come corredo di tombe magnogreche). Ecco il progenitore della ciarameddha: un doppio aulos dipinto su un vaso da vino (Oinochoe) datato 525500 a.C., vaso nel quale vediamo anche la lira ed i crotali (specie di nacchere o castagnette) agitati da due danzatrici. È facile rendersi conto della progenitura della ciarameddha da parte del doppio aulos: in questo strumento è la cavità orale del musico a fare da serbatoio d'aria, serbatoio che verrà, nel corso del tempo, sostituito da una pelle d'animale più robusta e meno faticosa da tenere gonfia. In altri reperti riscontriamo la presenza del tamburello (tympanon): uno lo vediamo raffigurato su un Oinochoe del VI sec. a.C. inventariato col n. 4473 nel Museo della Magna Grecia; nella stessa raffigurazione riscontriamo un doppio aulos. Un tympanon viene tenuto graziosamente sospeso al braccio sinistro da una menade danzante configurata in un prezioso oggetto d'uso (un vasetto porta profumi) risalente al IV sec. a.C. Altri strumenti li notiamo sia nei pinakes locresi sia nelle erme raffiguranti gruppi di tre fanciulle che suonano doppio aulos, tympanon,  la cetra o i crotali. La tarantella calabrese è dunque molto antica e pur trasformandosi nel tempo, nelle figure e nella musica,, ha mantenuto il suo spirito aggregante e malizioso, allietando le riunioni conviviali, i matrimoni, le sagre e le feste di paese.

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In passato, questa tarantella ballata da un uomo e una donna era spesso occasione di corteggiamenti: l'uomo metteva in risalto la propria vigoria fisica con gesti armoniosi e nel contempo energici; mentre la donna si atteggiava facendo svolazzare le falde della lunga gonna. Nella figurazione detta "dell'anfora", la donna metteva le mani sui fianchi, a sottolineare una parte del corpo femminile che quanto più era rigogliosa tanto più era sinonimo di fertilità.

Questo tipo di tarantella è il ballo reggino per antonomasia: nella tradizione ogni festa si conclude con questa danza, specie nei paesi della provincia.

I ballerini si dispongono in cerchio e formano la cosiddetta "Rota", in attesa del proprio turno. Questo particolare ordine rende possibile a chi guida le danze, u "mastru i ballu" (il maestro di ballo) di vedere tutti i partecipanti e decidere la formazione delle coppie, che segue particolari regole e canoni.

La musica viene eseguita con pochi strumenti, generalmente uno strumento armonico/melodico ed uno ritmico. Ad esempio il binomio più classico è costituito da quello organetto-tamburello, ma esistono varianti che presentano l'uso di altri strumenti quali zampogna, pipìta, ciarameddha, fisarmonica, chitarra.

La struttura, celata dietro un'apparente semplicità, presenta delle esecuzioni a loro modo virtuosistiche: si basa infatti principalmente su due accordi maggiori a distanza di una quinta (es. DO e SOL), che si alternano ognuno su due battute da 6/8, mentre la parte ritmica esegue delle terzine, le melodie variano da zona a zona e da paese a paese.

Le performance, per la loro caratteristica ripetitiva e virtuosistica, richiedono un assiduo allenamento sin dalla giovane età, eseguite per lo più in contesti di festa. Ne è un classico esempio la "tarantella della veglia" prima della processione di Festa Madonna a Reggio Calabria che, con la veglia notturna alla piazza dell'Eremo, costituisce un importante momento di festa e di attesa a ritmo di musica, meta di molti pellegrini.

 

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