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Il Tarantismo

Il Tarantismo 

 

Secondo la credenza popolare il tarantismo era una malattia provocata dal morso della tarantola e che provocava uno stato di malessere generale (dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni) in cui musica, danza e colori rappresentavano gli elementi fondamentali della terapia di guarigione. Sembrerebbe, però, che il morso fosse un pretesto per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari e vicende personali.

 

"Il tarantismo -scrive Ernesto De Martino - si presenta tipologicamente coi trattamenti coreuticomusicali africani di possessione da parte di demoni (Nord Africa, Etiopia, Niger e poi ancora Cuba, Haiti, etc.) e si differiscono dalle epidemie di danza del Medio Evo (Ballo di S. Vito, etc) proprio per la posizione risolutiva e terapeutica che la pizzica occupa”.

La musica è l'elemento più importante della terapia; infatti, la “tarantata “ o “tarantolata” (persona morsa dalla tarantola), che giaceva sul suolo o sul letto, ascoltandola cominciava a muovere la testa e le gambe, strisciava sul dorso, sembrava impossibilitata a stare in piedi e quindi si manteneva aderente al suolo, identificandosi con la tarantola.

Successivamente, in posizione eretta, batteva i piedi a tempo di musica come per schiacciare il ragno, compiva svariati giri e movimenti acrobatici, finché stremata dagli sforzi, crollava a terra e, senza inibizioni, si muoveva in modo impudico mostrando anche le parti intime del corpo.

Il “rito terapeutico” è un esorcismo musicale che si svolgeva per lo più nelle proprie case ed era un parente stretto a decideva l’applicazione della terapia. Questi assoldava dei suonatori specializzati che, secondo le caratteristiche ed i sintomi del malato, decidevano il tipo di intervento da fare. Il gruppo musicale originariamente era composto da Violino, Chitarra e Tamburello. I tarantati, ipnotizzati dal ritmo musicale, entravano in uno stato di incoscienza (“trance”) e ballavano per ore ed ore fino a cadere stremati a terra.

Il rituale si differenzia in due momenti: il primo dura due giorni, si svolge a casa della malata, la musica durava per tre ore al giorno con delle pause di cinque minuti ogni mezz’ora; la prima parte del ciclo si conclude con la grazia data da Santu Paulu e si apre la seconda parte, che dura un giorno, nella cappella del santo protettore di Galatina; la malata fa lo stesso ballo dei primi giorni e, dopo aver bevuto l’acqua del pozzo vicino la cappella, fa un’offerta a San Paolo per la grazia ricevuta.

Probabilmente la “taranta” di oggi può rappresentare una metafora per indicare tutto ciò che può nuocerci; il ballo è “l’antidoto”, la “terapia guaritrice”. L’invito è quello di impegnarsi, di non lasciarsi andare in quanto le avversità ed i disagi della vita sono sempre in agguato:

“Ballati tutti quanti ballati forte , ca la taranta è viva e nun è morta”

I “tarantolati” diminuirono di misura quando la chiesa istituì il tribunale della santa inquisizione che li condannava a morte, perché ritenuti esseri indemoniati. E’ naturale che questo tribunale, incutendo terrore,  rappresentò un blocco anche psicologico.

Non pochi morirono senza nessuna colpa, accusati anche da parenti e conoscenti che denunciavano comportamenti strani  come anche la sola eccitazione alla musica. In questo contesto di “caccia alle streghe” tutti si sentirono autorizzati ad osservare il comportamento altrui, tutti si sentivano inquisitori e giudici; di conseguenza si ebbe una diminuzione nettissima  della   produzione e dell’ esecuzione di pizziche e di tarantelle in quanto considerati ritmi blasfemi.

Solo qualche decennio dopo l’abolizione di questo terribile tribunale, si ritornò a suonare la pizzica ricordando gli antichi temi e modernizzandoli.

Molte pizziche, paradossalmente, ci sono arrivate proprio grazie agli archivi Ecclesiastici della cappella di Santu Paulu nella quale si svolgeva , prima degli anni dell’inquisizione, il ciclo coreutico della pizzica. Da questi archivi si sono ripresi i tre “Modus tarantella” e l’“Antidotum”, ambedue in latino, nonché moltissime pizziche funerarie e commemorative in lingua volgare.

Per capire la particolarità di questo genere musicale, considerato un interessante campo anche per psicologi e sociologi, bisogna immedesimarsi nella mentalità della società del periodo ed entrare nella psiche e nei problemi delle “tarantolate”.

E’ documentato che la maggior parte di queste, erano considerate donne brutte o che vivevano una situazione di disagio psicologico come il fatto di rimanere zitelle o che erano sposate ad uomini che potevano loro fare da padre, se non addirittura da nonno.

 Ricordiamo inoltre che la donna doveva andare a lavorare nelle piantagioni di tabacco, come ci ricorda una bella pizzica “Fimmane fimmane ca sciati allu tabaccu”, per poi dover rimanere segregata a casa mentre il marito aveva altre opportunità.

Ma al di la delle credenze, delle superstizioni e dei vari rituali sacri o profani, resta il fatto che il ballo popolare in generale e la pizzica in particolare, rimane una delle più antiche e popolari terapie che aiutano la nostra psiche a superare i disagi e la routine quotidiana.

Se si portasse la Pizzica nei paesi più industrializzati, potremmo essere certi che l’uso di psicofarmaci si ridurrebbe sostanzialmente: la Pizzica contro il logorìo della vita moderna?

 

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