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Cd - Malerva / Tre Liuni Tre Barcuni Tre Colonne D'oro

E' Finalmente Uscito

"Tre Liuni Tre Barcuni Tre Colonne D'oro"

Il secondo disco dei Malerva

 

Giorni di novità per i "Conterroni" Malerva...

E' uscito il loro secondo disco "TRE LIUNI TRE BARCUNI TRE CULONNE D’ORO" e contemporaneamente i Malerva hanno lanciato online anche il loro nuovo myspace. 

Alcuni brani del nuovo cd saranno ascoltabili direttamente su www.myspace.com/malervafolk

Vi segnaliamo anche un BREVE GUIDA ALL’ASCOLTO scritta da Alessio Paone

Credo che quando un “artista” riascolta un disco qualche giorno dopo averlo registrato (giusto il tempo perché le orecchie riacquistino il naturale equilibrio e il cervello riesca nuovamente ad apprezzare i brani che per un certo tempo lo hanno sovrasaturato) tenda a riempirlo di significati solo a lui chiari che, a volte, non traspaiono chiaramente dal disco stesso e non sono facilmente apprezzabili da un qualsiasi uditore; è per questo che mi accingo a scrivere questa sorta di breve guida all’ascolto, contento già solo nella speranza che una sola persona possa leggerlo e apprezzare, forse, tutti quei significati e quelle sfumature che in questo momento ti appaiono oscuri. Per la scelta dello studio siamo stati un po’ combattuti, fortunatamente, alla fine, questo disco è stato registrato presso lo studio “REAL TONE” di Napoli. Il nome di questo studio ci ha subito ispirato, ci piaceva l’idea che il suono che sarebbe venuto fuori sarebbe stato più genuino e fedele possibile, ma non sapevamo quale genio ci avrebbe aiutato nel “parto”. L’ Uomo che ci ha illuminato risponde al nome di Giampiero Ferrante. Pochi istanti dopo aver ascoltato un nostro brano di “riscaldamento” ha detto tutto: ” Ho già capito, vi stupirò”

Abbiamo registrato i nostri brani in circa tre ore; per conservare intatti l’intensità, la spontaneità e i toni dei brani, Giampiero ci ha confinato dietro muri di coperte e di microfoni (il mio, ha detto, aveva quasi trenta anni), il tutto, alla fine, è stato riversato in analogico, un lusso fantastico per chi suona il popolare, vuol dire, in poche parole, che tutti i brani sono filtrati attraverso un compressore a valvole vecchio stile, che amalgama i suoni e li comprime in maniera sublime, tanto che, alla fine, abbiamo esclamato tutti e tre: “cavolo non siamo noi, queste che suonano sono almeno dieci persone”.

Auciello Grifone (traccia 1)

Partirei col dire che questo brano, originario della provincia di Caserta, era una ninna nanna, in questo stile lo eseguono ancora alcuni gruppi validissimi come il “gruppo ricerca Musicalia Aurunca”. In realtà noi lo eseguiamo (e voi lo state ascoltando) alla maniera “Mondragonese” (che poi ricalca in maniera perfetta lo stile “Malerva”) tanto “spinto” in intensità nella tarantella che c’è valso più volte l’appellativo di trio del “punk agricolo”. Il brano è Legato ad una storia d’omicidio (un’amica mi ha fatto notare che per una ninna nanna forse non è proprio funzionale) che ricorda molto da vicino la leggenda di Caino e Abele, ma per conoscerla per intero dovrete necessariamente venire ad un nostro concerto!

Ottava Siciliana (traccia 3)

Ho proposto questo brano, sia per il testo, che nella musica popolare, è il più elegante e raffinato che io abbia mai ascoltato, opera indubbiamente di una persona colta più che di un popolano, e sia perché mi ispirava la storia tra le righe.

Intanto, è un brano eseguito e registrato da pochi gruppi e non facilissimo da ascoltare, fa parte di una brevissima raccolta di brani molto peculiari, che erano eseguiti nel sud in generale, ed in particolare in Puglia, come terapia per la cura del morso della “taranta”. Tutti, o quasi, sanno che le pizziche erano “lo strumento” d’elezione nella cura del tarantismo, ma in pochi si ricordano che oltre alla tarante “esagitate”, che venivano agevolmente curate con le classiche pizziche, esistevano delle tarante (e quindi della tarantate) “melanconiche” che rimanevano immuni alla frenesia delle pizziche tradizionali, ma venivano coinvolte e curate da brani lenti e ipnotici come questo ed altri come il più noto “Antidotum Tarantulae” tutti raccolti dal monaco Atanasius Kircher nel 1641.Il tema del mare, che compare nel ritornello, era comune nella cura delle tarantate, era infatti uso mettere nella stanza utilizzata per la cura, una vasca piena d’acqua nella quale “l’ammalata” spesso s’immergeva, si trattava di una sorta di surrogato del mare che, si pensava, potesse imitare gli effetti benefici che il mare aveva nella risoluzione della malattia.

Ru Ciliento (traccia 4)

Questo fa parte del gruppo di tarantelle del giro di Cicerenella, il giro di accordi, infatti, è comune ad almeno altri tre brani tradizionali del Sud Italia, ma il testo è chiaramente del centro-sud, si capisce immediatamente dall’articolo determinativo RU mongragonese che sostituisce l’IL dell’italiano corrente. E’ curioso anche riportare che, oltre al Cilento della provincia di Salerno, esisterebbe tradizionalmente un “altro” Cilento nella zona tra Scauri e Mondragone, testimoniato ancora oggi dalla presenza di un caseificio Cilento proprio lungo la strada tra il Garigliano e Mondragone, è forse questo il Cilento a cui il brano si riferisce? Quello che sappiamo per certo è che Don Enricuccio, il protagonista del brano, suo malgrado, dovette fuggire a “ru Ciliento”, aveva infatti scelto come sposa una vecchiarella ricca, nella speranza che morisse, ma questa, invece, si era dimostrata longeva e alquanto arzilla.

Nenna né (traccia 5)

Ancora un brano originario di Mondragone malinconico e appassionato.

Quann la bella jeva pe’mare (traccia 6)

Questo è forse il brano contenuto nel disco al quale teniamo di più, dalle parole del ritornello nasce, infatti, il titolo del CD. Dopo lungo rimuginare, abbiamo concluso che si tratta di rapimento. Il brano racconta di una “bella” che genericamente, mentre andava per mare, si trova in difficoltà, manda quindi una richiesta di soccorso a suo padre tramite un marinaio, il padre chiede: ”Quanto mi costa salvare mia figlia?”(da qui il sospetto di rapimento) Il marinaio risponde con una cifra consistente “TRE LIUNI TRE BARCUNI TRE CULONNE D’ORO” il padre però, sentito il prezzo, preferisce abbandonare la figlia per tenersi i suoi quattrini. La richiesta viene quindi inoltrata al fratello, alla madre e alla sorella della bella, ma tutti ascoltato il prezzo, rifiutano. Soltanto “o nnammurat” alla fine accetterà di pagare e porterà in salvo la sua amata.Alla fine il brano si trasforma in invettiva (cosa comune ad altri brani del sud come la pizzica Quant’ave”) la “bella” immagina la morte di padre madre fratello e sorella e la festa che farà per questi avvenimenti, vestendosi di colori sgargianti arricciandosi i capelli e ballando contenta.

Ho lasciato per ultima la tammurriata più nota del disco, Alli uno (traccia 2), che è stata scelta per lo stile molto Malerva, “impatto e cazzimma”. Completa il quadro di quello che è il repertorio che amiamo e al quale ci sentiamo legati. Un occhio però sempre al Salento classico delle pizziche, che pure ci hanno formati e avvicinati alla musica popolare, è paradossale che è partendo da una cultura “lontana” come quella pugliese che siamo arrivati a riscoprire i brani della nostra terra, della “terra di nessuno”.

 

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