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Cd - Artisti Vari / In Terra Zapatista Cd - Artisti Vari / In Terra Zapatista |
In Terra ZapatistaLa Musica Popolare Italiana a Sostegno delle Comunità Indigene del ChiapasUna raccolta in 2 cd di brani della nostra tradizione popolare che ricompone la memoria storica dell'esperienza politica e sociale di Radio Onda d'Urto che a partire da quel 1° gennaio 1994 appoggia e produce progetti per sostenere la Lotta Zapatista e le Comunità Indigene Autonome e in Resistenza del Chiapas La trasmissione di Musica e Cultura Popolare Italiana " Storie, note, dimenticate, i suoni e la memoria" in onda dalle frequenze antagoniste di Radio Onda d'Urto, si fa portatrice di un progetto importante che, proprio a partire dai suoni e dalle storie legate alle lotte per rivendicare la propria Identità e per salvaguardare la propria Terra, vuole contribuire a dar voce alle lotte di tutte e tutti coloro che ancora oggi reclamano l'atavico Diritto di "poter decidere come vivere la propria vita sulla propria terra", attraverso la forza, l'evocazione del linguaggio della cultura popolare che gli Uomini e le Donne di Mais ci hanno offerto come tradizione millenaria viva per raccontarci l'eterna, precaria condizione sociale. Un linguaggio che rappresenta una forma innovativa nel panorama della comunicazione di chi Lotta e Resiste. "Non morirà il fiore, l'essenza, la forza della parola ", un inciso storico che ha fatto sentire e conoscere al mondo la voce e la storia degli Uomini e Donne senza volto. Da qui nasce In Terra Zapatista, La Terra è di chi la canta , un doppio cd che racchiude tre anni di lavoro della già citata trasmissione; un viaggio insieme a tutti i gruppi, gli artisti e le artiste che a "Suoni e Memoria" hanno lasciato la propria testimonianza, il proprio racconto e che con la loro consapevolezza, il loro legame con il territorio hanno deciso di contribuire a sostenere " chi di terra vive". Tutti intervistati dai conduttori della trasmissione, Gerardo Ferrara ed Enrico Zagnagnoli, e tutti hanno aderito in modo spontaneo all'iniziativa. Un " viaggio" musicale che parte dall'Evocazione del grano, salpa dalla Sardegna, attraversa terre di passo e di confine, raggiunge la Via del Sale, scende dalle valli piemontesi, percorre Appennini, crinali, tratturi e terre di briganti ed arriva nelle terre di Sicilia per ricordarci di " un mondo che contenga altri mondi". La Terra è di chi la cantaParafrasando una rivendicazione storica dei contadini e dei braccianti, abbiamo voluto sottolineare la forza del linguaggio della musica popolare. Esprimersi nella propria lingua, nel proprio dialetto, vuol dire conoscenza, consapevolezza del proprio territorio, memoria e attualità. In un ipotetico viaggio da sud a nord, la cultura popolare, il radicamento alle tradizioni, seguono il flusso migrante ma non lasciano la propria terra, evitando cosi di cedere alle sirene della modernità. Si rinnovano, questo sì, ma all'interno dell'atavico bisogno di riscattare quell'eterna, precaria condizione sociale, di poter rivendicare la propria appartenenza, la propria identità, la propria dignità. La terra è di chi la canta. Nel dicembre del 1994, a quasi un anno dall'insurrezione, a maggioranza indigena, che irruppe nella festa privata neoliberista per l'entrata in vigore del NAFTA, l'EZLN eluse, senza sparare un solo colpo, l'accerchiamento dell'esercito messicano, occupando 38 municipi e dichiarandoli autonomi e ribelli. Come un corso d'acqua che scorre inarrestabile, trasparente e in costante movimento. Come nel libro maya Popol Vuh, dove i semi-dei bambini Ixbalanqué e Hunahpú sconfissero i malvagi signori di Xibalbá solo con prodigi e solo trasformandosi. Undici anni più tardi, sempre in dicembre, l'immagine riflessa nello specchio offerto dalla lotta zapatista mostrava un'intera vallata in resistenza, contro un progetto scellerato, contro gli interessi dei soliti pochi, contro l'ideologia della rassegnazione e dell'impotenza. L'8 dicembre 2005, a Venaus, uomini donne anziani e bambini, basi d'appoggio di una lotta cominciata nei primi anni novanta, si ripresero il presidio sgomberato solo due notti prima dai manganelli e dalle ruspe degli sbirri, invadendo i cantieri, danneggiando macchinari e abbattendo recinzioni e sbarramenti. Trentamila valligiani accompagnati da delegazioni provenienti da molte regioni italiane, superarono i blocchi delle forze dell'ordine ripercorrendo con straordinaria intelligenza i sentieri di montagna che un tempo furono partigiani, per piombare come decine e decine di rivoli sui cantieri presidiati dai poliziotti. A Venaus, quella mattina nevosa, abbiamo potuto assaporare la gioia del riprenderci metro su metro la terra violata, il rispetto mancato, la dignità calpestata. Dicono in Chiapas che la terra è di chi la lavora. Aggiungeremmo, con questo progetto, che la terra è anche di chi la canta, di chi la racconta scavando nei suoi meandri, nei suoi anfratti, nei solchi ruvidi dove è possibile disseppellire asce di guerra, dove gli echi delle lotte di ieri risuonano in quelle di oggi. Per questo manca una ballata su Venaus. Una ballata che canti e racconti il cammino ribelle di una valle che ormai appartiene a quanti e quante sanno che lì è cominciata un'altra storia, un'altra narrazione, un'altra canzone. Perchè, dicono dalle montagne e foreste del sudest messicano, "è l'ora". Questo cd non è dedicato all'EZLN, né alle comunità indigene zapatiste del Chiapas. Con un briciolo di presunzione ci piace pensare che questa raccolta di musiche popolari, di suoni memorie storie dimenticate, sia una dedica che le donne, gli uomini, gli anziani e i bambini indigeni zapatisti del Chiapas fanno a noi, qui, in Italia, alle nostre Venaus, alla nostra dignità. Iniziativa promossa da: Comitato Chiapas Brescia - Comitato Chiapas "Maribel" Bergamo - Centro Sociale 28 Maggio Rovato - Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell'Uomo Calvagese della Riviera Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - tel. 030 45670 - 320 182766 |