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Angelo Gaccione - Chorearum
La cascata
di note di un mandolino imbizzarrito
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I dischi
si esprimono e parlano da soli. Non hanno bisogno di molto. Basta
qualche minuto, una manciata di secondi d’ascolto e subito
sai in che mondo stai entrando. Un disco di musica pop si denuncia
dalle prime note. Peraltro anche uno di musica popolare. Ci sono
poi infine dischi che hanno un suono loro proprio e che si staccano
nettamente dagli altri. Perché non sono normali prodotti.
Sono “toccati” dal senso del genio. Questo Chorearum
(nome del disco? Nome del gruppo?) si comporta più o meno
così. Pongo molta fiducia nei dischi che ricevo per posta,
più che in quelli acquistati. Vuol dire che li ha fatti gente
che “legge” Bielle e che crede di fare della musica
in grado di essere apprezzata da noi. A volte si sbagliano. Spesso
no. “Chorearum” no.
Disco di mandolini, di mandolini e voci, acustico
fino al midollo, popolare senza essere popolaresco. Abitato da
una cascata di suoni argentini che si rincorrono scivolando rapidissimi
dalle dita di Angelo Vincenzo Gaccione, sostenuto da Fabio Bagnato
(chitarra), Marcello Perri (fisarmonica), Francesco Rossigni (basso
elettrico), Filippo Francesco Favia (batteria), Stefano Attolini
(sax contralto).
Ma è il mandolino a guidare le danze indiavolate e, spiega una nota di Ambrogio Sparagna a fine libretto “Angelo Gaccione è una delle figure più interessanti del panorama della nuova musica popolare calabrese. Polistrumentista di grande versatilità, capace di interpretare, rinnovandoli, gli antichi stili della musica a corde calabrese”. “La nostra musica – spiega poi il libretto – è dedicata alla tradizione popolana del mondo”. I testi e le musiche sono di Angelo Gaccione.
La fusione
tra musica antica e strumenti moderni funziona a meraviglia, i
brani sferragliano come treni lanciati a grande velocità
su massicciate di sassi, in un paesaggio impregnato di Mediterraneo,
da cui però il mare si sente, ma non si vede. I testi sono,
in dialetto calabrese, ma "Maria",
"Musicante" e "Tango
... stanco" sono in italiano. Gaccione e soci,
insomma, sanno che musica vogliono, fare, che canzoni vogliono
cantare e ci riescono molto bene. Vengono in ente Eugenio Bennato
e Teresa De Sio, le loro ricerche sulla musica del sud, i ritmi
percussivi della taranta e dalla tamorra, anche se qui siamo leggermente
spostati geograficamente. Ma il crogiuolo di fondo è quello.
Lunghi pezzi strumentali, esaltanti e coinvolgenti e brevi cantati.
Il gioco mostra la corda solo nel prefinale, quando Gaccione e
i suoi fidi inanellano "Chorearum"
e "Lucignolo", oltre sei minuti
di mandolino imbizzarrito! E' magnifico, ma capisco che non sia
per tutti.
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