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Cd - Daniele Sepe / Kronomakia (2008) Cd - Daniele Sepe / Kronomakia (2008) |
Daniele Sepe Und Rote Jazz FraktionEnsemble Micrologus Kronomakia (Il Manifesto)Dopo aver affrontato strumenti in pugno il capitolo degli anni settanta, musicalmente e politicamente, Daniele Sepe torna con "Kronomakia", nono disco per il manifesto cd. Nei tredici brani che compongono il lavoro, c'è, come ormai ci ha abituati il musicista napoletano, di tutto. Dalle sonorità arabe a quelle nordeuropee, riletture che sanno di barocco e a chiudere due perle; Stayin' Alive dei Bee Gees e Norvegian Wood dei Beatles in latino! Sepe è capitano di una nave senza bussola, senza rotta, che annusa l'aria e sceglie la destinazione. Sconosciuta e meravigliosa. Il disco verrà presentato in anteprima al pubblico presso la Feltrinelli libri e musica di Roma. Insieme a DANIELE SEPE Sax, anche AULI KOKKO alla voce e PIERO DE ASMUNDIS al piano. DANIELE SEPE con ENSEMBLE MICROLOGUS, ROTE JAZZ FRAKTION KRONOMAKIA DATA USCITA: GENNAIO 2008 PREZZO CD: 10 EURO DISTRIBUZIONE: LIBRERIE del circuito FELTRINELLI e IL LIBRACCIO, punti vendita della catena RICORDI MEDIA STORES e MELBOOKSTORE, presso i NEGOZI DI DISCHI. KRONOMAKIA è il nuovo lavoro del compositore napoletano. Ad affiancarlo, oltre ai ROTE JAZZ FRAKTION, la formazione "allargata" di musicisti che da anni suonano con lui, anche il formidabile ENSEMBLE MICROLOGUS, protagonisti assoluti del rilancio dell'interpretazione della musica medievale. Ascoltare i dischi di Daniele Sepe è come entrare in una bottega di oggetti provenienti da ogni angolo del mondo e da ogni epoca. Si trova di tutto; musica araba e radici tradizionali, jazz, rarefazioni nordeuropee e musica antica. KRONOMAKIA, come significa la parola, è una guerra contro il tempo, svolta con le armi della musica e della ricerca etnomusicologica. Per gettare nuova luce sull'origine di quella che è divenuta nell'occidente la "musica colta", attraverso il riaffermarsi delle commistioni culturali che come dice lo stesso Sepe "(..) lo scambio di culture e civiltà diverse sia servito non poco a costruire quell' organico strumentale che si chiamerà "orchestra" che è il simbolo della musica "colta" occidentale. Insomma Wagner non sarebbe esistito senza l'apporto di illustri anonimi musicisti di ascendenza mediorientale. Il mischiarsi delle razze e delle culture porta sempre l'umanità un passo in avanti". BRANI DEL CD: 1. Saltarello III 2. Gran Miragre (Que Poral Non Devess Om') 3. Vite Perdite CB 124 4. Vite Perdite 5. Suite Galiziana 1 6. Suite Galiziana 2 7. La Manfredina 8. La Rotta 9. Tempus Transit Gelidum 10. Ut Solis Radium (Stella Splendens) 11. Madre De Deus 12. Vivimus (Stayin' Alive) 13. Norwegiae Lignum (Norvegian Wood)
DANIELE SEPE - NOTE DI COPERTINA SU "KRONOMAKIA" "Avevo quattordici anni quando mi capitò di assistere ad un concerto del Clemencic Consort. Proponevano i Carmina Burana in versione originale. Da allora la passione per la musica antica non mi ha più abbandonato, prova ne sia i quattro brani presenti nel già vetusto "Vite Perdite". Qualche settimana dopo l'incontro con la musica antica e con quel gran musicista e divulgatore che è Rene Clemencic entravo a far parte del Gruppo Operaio ŒE Zezi e la parentela stretta che c'era tra le Saltarelle medievali e le Tarantelle che suonavo col gruppo era evidente. Come ritrovarsi in trattoria un dinosauro seduto accanto. E gli strumenti erano molto più simili di quanto lo potesse essere un flauto moderno in metallo a un flageolet medievale. I nostri "siscarielli" venivano fuori diritti diritti dalla notte dei tempi. E quindi, senza stare a farvela lunga, dopo aver tanto seguito questa musica ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino questi bei tipi dei "Micrologus". E tra parentesi scopriamo di avere in comune anche una militanza "pienamente" sinistrorsa. E allora via con questo progetto: "Kronomakia" - la battaglia del tempo, titolo suggerito da Stefano Valanzuolo per un mitico concerto nel chiostro di San Francesco a Sorrento. Negli anni questo concerto ci ha fatto incontrare un altro fantastico gruppo specializzato nel repertorio medievale: Theatrum Instrumentorum di Sasha Karlic, il famigerato musicista serbo che vive a Bologna con cui più che musica abbiamo diviso spesso fiumi di alcool, e a cui devo il mio fortunato incontro con la slivovitza. E adesso qualche cenno su alcuni degli strumenti utilizzati in questo cd. Ud, ŒUth o Oud Letteralmente "legno" in arabo. Da questo strumento si parte per arrivare dopo secoli alla chitarra elettrica di Giacoia. L' Ud fu introdotto in Europa dal mondo arabo attraverso la dominazione araba in Spagna e in Sicilia, ma anche dai crociati che tornavano dalla terra santa e che spesso acquisivano usi e costumi del luogo. Da questo strumento di origine mesopotamica l'Europa trarrà ispirazione per il liuto (la derivazione del nome è più che evidente) la mandola e in qualche modo per la chitarra. Si suona con un plettro e la tastiera del manico è cieca, ovvero senza tasti. Viella, Vielle o viola Strumento sempre di origina est asiatica o araba. E' la progenitrice del violino. In origine aveva la cassa di forma ovale, poi assunse la tipica forma ad 8 per favorire il movimento dell'archetto. Era lo strumento principe della musica da ballo, nonchè quello più usato dal mondo femminile. Il numero di corde era variabile così come l'accordatura. Ribeca o Rebec Direttamente derivata dal Rebab arabo (sottolineo che nella musica araba tutti questi strumenti sono ancora in uso) si suona sempre con l'archetto, ma al contrario della viella che si usa poggiandola contro la spalla la ribeca si suona poggiandola sulle ginocchia. Mandora o Grittern o Chitarra saracena E' il più diretto antenato della chitarra. Simile all'Ud, ma con fondo piatto e corde in metallo. Veniva usato quasi sempre in coppia con l'Ud. Sallterio o cannone Derivato dal Qànun arabo è uno strumento di forma trapezoidale con una numerosa serie di corde che si percuotono con delle bacchette o con dei plettri attaccati ai pollici. Arpa Ecco uno strumento che invece con molta probabilità trova le sue origini nelle fredde terre celtiche. Chiamata anche Cythera barbarica è un altro strumento spesso suonato da donne. Cornamusa o zampogna Altro strumento importato dall'oriente. Di origine antichissima e in particolare usato per la musica da ballo, visto l'aiuto che l'otre da al musicista per suonare molto tempo senza stancarsi eccessivamente. Diffusissima in Spagna, Grecia, Francia, Germania, Irlanda e sud Italia. Buccina, Chiarina o Clarino Bisogna partire da questo strumento per arrivare alla tromba di Miles. Costruito in metallo è un lunghissimo tubo conico che veniva suonato almeno in coppia. Nella corporazione dei suonatori di Clarina era prevista addirittura la fustigazione per i suonatori che non la suonavano a dovere. Già nel mondo romano l'uso militare e istituzionale di uno strumento molto simile chiamato tuba è severamente regolato. Cennamella, Bombarda e Cialamello Strumento di origina asiatica a doppia ancia. Il famosissimo Aulos greco e la tibia romana sono i parenti illustri di questi strumenti diffusissimi ancora oggi e spessissimo usati in coppia con una cornamusa. Vale la pena ricordare che tutti gli strumenti erano banditi dalla chiesa per l'esecuzione di brani della liturgia cattolica, ad eccezione di uno strumento che comparirà in epoca più tarda, l' organo portativo, ed erano esclusivo appannaggio della musica laica e di festa. E vale la pena riflettere sul fatto che lo scambio di culture e civiltà diverse sia servito non poco a costruire quell' organico strumentale che si chiamerà "orchestra" che è il simbolo della musica "colta" occidentale. Insomma Wagner non sarebbe esistito senza l'apporto di illustri anonimi musicisti di ascendenza mediorientale. Il mischiarsi delle razze e delle culture porta sempre l'umanità un passo in avanti." Daniele Sepe Che la Storia si possa definire una guerra illustre contro il tempo, una sorta di "Kronomakia" insomma, lo diceva già qualcuno nell'Ottocento e con maggiore autorevolezza di noi. La Storia tutta, compresa quella della musica, così legata nel suo evolversi a meccanismi di azione e reazione più o meno occulti; così lineare all'apparenza e, invece, fitta di intrecci imperscrutabili a proposito dei quali, oggi, si parlerebbe di fusion con assoluta nonchalance. In certe epoche, poi, il concorso/scontro di istanze culturali diverse o di segno opposto ha assunto un andamento frenetico, rendendo impossibile racchiudere la creazione, musicale o letteraria che fosse, entro margini inviolabili. La nostra, ad esempio, è una di queste epoche. Ma, andando a ritroso nel tempo, si scoprono nel Medioevo, specie in quel periodo compreso tra il fatidico anno Mille ed il secolo XIV, i segni di una vivacità ancora più ribollente e composita. La contaminazione, di cui troppo si discute oggi in musica e non solo, ha dunque radici antiche. A spianare la strada all'incontro (solo in apparenza bizzarro) tra l'ensemble Micrologus e Daniele Sepe è la scelta di un repertorio nel quale convivono per natura il tratto colto e quello popolare, l'approfondimento vocale e strumentale, l'accento religioso e profano, nel rispetto di una tendenza storica della musica occidentale medievale capace di trasformare la tradizione in innovazione, non disdegnando di assimilare istanze "altre", come quelle del mondo arabo. Per gettare uno sguardo accorto sulla produzione musicale dei primi secoli del secondo millennio, però, occorre fare un passo indietro e prendere in considerazione il ruolo propulsore ricoperto dalla Chiesa, gia dal V secolo, attraverso la codificazione e la diffusione del canto gregoriano. Sottratto ad una funzione voluttuaria (cara a greci e romani) e destinato ad un uso spirituale, ma non per questo meno efficace sul versante sociale, il salmo gregoriano fissava il ruolo predominante della musica vocale su quella strumentale e dell'elemento melodico su quello ritmico. Col tempo, con la lingua latina inquinata dagli influssi volgari emergenti, il canto gregoriano, strettamente modulato sulla parola, avrebbe inevitabilmente assunto altre sembianze (Inni e Sequenze), accedendo ad un'espressività meno rigida, aprendo di fatto la strada alla canzone profana. Quest'ultima si pone come evoluzione ed insieme reazione nei confronti degli stilemi espressivi "ufficiali": di tale natura sovversiva è testimonianza l'accanimento col quale la nuova produzione fu a lungo osteggiata dal clero. La musica, dunque, esce dalle chiese e si affida a girovaghi, saltimbanchi che, nel corso degli anni e nei diversi paesi, prenderanno nomi diversi: i jongleurs, faranno spazio ai troubadors (in Provenza), ai trouvéres (nel nord della Francia), ai Minnesänger (in Germania), ed ai menestrelli, così detti per il fatto di "ministrare", appunto, un ufficio musicale. È in ambito trobadorico che la danza assurge al rango di fenomeno sociale, trovando sviluppi a corte (danza alta) o in contesti assai meno formali, come nel caso del Saltarello o della Manfredina, balli ripresi qui con esempi di fine Trecento ricavati da un manoscritto custodito a Londra. Tra le molte nuove figure impegnate a diffondere il verbo musicale, un posto di rilievo spetta ai clerici vagantes ed ai goliardi (studenti girovaghi costretti a spostarsi per le varie città d'Europa per seguire le lezioni), beffardamente distanti dall'ufficialità liturgica e cortigiana, avvezzi ad un linguaggio che del latino si serve in termini parodistici, contaminandolo con espressioni della nascente lingua volgare. I Carmina Burana - ritrovati nel 1803 presso il convento benedettino di Beuren e resi celebri, nel ventesimo secolo, soprattutto da Carl Orff in una versione spuria sinfonica - sono appunto opera di questi studenti impertinenti e colti: si tratta di canzoni profane scritte intorno al 1230, in cui si celebra la natura ("Tempus transit gelidum") o le gioie del cibo e dell'amore, fino ad attaccare il potere ("Vite perdite") rivelandone la corruzione con ammirevole coscienza critica. Non si pensi, comunque, che l'elemento sacro scompaia del tutto dalla produzione musicale fiorita intorno al Due e Trecento. In Italia, ad esempio, accanto all'affermarsi della poesia trobadorica, si assiste al nascere della Lauda, connessa al boom del francescanesimo e di altri fenomeni religiosi. Analogamente, in Spagna prende piede la Cantiga, evoluzione coerente, in senso storico-culturale, dell'inno gregoriano. Sul piano formale, la Cantiga (così come la Lauda) presenta innovazioni non trascurabili, poggiando su un riferimento tonale finalmente concluso dal quale il canto popolare - specie quello di derivazione araba, molto influente in Spagna - aveva insegnato a non prescindere. Le Cantigas de Santa Maria rappresentano la più importante raccolta di canti religiosi di ispirazione popolare del tempo; fu il Re Alfonso X di Castiglia a riunire i contributi di vari poeti musicisti in un'unica opera, giunta a noi in un prezioso codice di fine Duecento che rappresenta, tra l'altro, una straordinaria fonte iconografica per lo studio degli strumenti dell'epoca. A conferma del legame forte tra la produzione spagnola e quella di derivazione araba-andalusa c'è il fatto che poemi mozarabici di vari autori, come Al Quazzal Malaqui, venissero modulati di frequente su melodie già esistenti, spesso ricorrendo proprio alle Cantigas. Stefano Valanzuolo CREDITI DEL CD: Registrato da Piero De Asmundis e da Adolfo Broegg nel febbraio del 2006 mixato da Piero De Asmundis e Daniele Sepe nell'ottobre del 2007 a "Hypnocampos studio" - Napoli Masterizzato da Bob Fix Arrangiato e prodotto da Ensemble Micrologus e Daniele Sepe Le traduzioni di "Stayin' alive" e "Norwegian Wood" sono di Salvatore Lo Leggio Le foto degli strumenti medioevali sono di Roberto Vaccai Fotomontaggi di Mario Zenga su immagini Fotolia: "i 3 santi": © Bartlomiej Kwieciszewski / fotolia "l'angelo del Melozzo": © Eishier / fotolia "vetrata": © Dmitry Zhukov / fotolia il manifesto cd - tel. 06/68719332 Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo - http://musica.ilmanifesto.it www.micrologus.it - www.danielesepe.com - www.myspace.com/danielesepe Ensemble Micrologus Patrizia Bovi -Canto, arpa gotica, castagnette, buccina Simone Sorini -Canto, chitarra latina, liuto Adolfo Broegg - Oud, buccina Goffredo Degli Esposti - Flauto traverso, flauto doppio, kaval, cialamello, zufolo e tamburo, cornamusa, ciaramella Gabriele Russo - Viella, lira calabrese, cornamusa, buccina Gabriele Miracle - Salterio a percussione, tamburello, tammorra, darbukka, bendir, riqq, castagnette ROTE JAZZ FRAKTION Auli Kokko - Voce, percussioni Umberto Iuorio - Voce recitante Daniele Sepe - Sax tenore, sax soprano curvo e diritto, clarinetto turco in sol, chalumeaux, gralla,flageolet Gianfranco Campagnoli - Tromba Roberto Schiano - Trombone Franco Giacoia - Chitarra elettrica, chitarra fretless Piero De Asmundis - Piano acustico, piano Rhodes, Prophet, Honher clavinet Lello Petrarca - Basso elettrico, Rhodes, Microkorg Massimo Cecchetti - Basso elettrico Roberto D'Aquino - Basso elettrico Aldo Vigorito - Contrabasso Roberto Lagoa - Congas, bongos, tamburello, shaker, cabasa Marzuk Meijri - Darbuka, daf, ney Claudio Marino - Batteria Lello De Fenza - Batteria |